KIOSKINO: quando Koh Lipe parla il dialetto romagnolo!

Avete presente quella famosa canzone di Samuele Bersani che cantava ‘Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?’. Ecco, non c’è altra frase che mi venga in mente se penso alla storia che sto per raccontarvi.

Luogo: Thailandia, isola di Koh Lipe, oramai stra famosa tra i turisti che cercano isole esotiche, ultima isola thailandese nel Mar delle Andamane prima della Malesia. Mare cristallino. Spiaggia di Pattaya Beach.

Locale ‘Kioskino’. 

Mi accoglie Piero, romagnolo Doc, per la precisione riminese, occhio azzurro e sorriso tipico della gente che al mare ci è nato. Il locale non è di quelli patinati o super trendy, come quelli che stanno aprendo ultimamente sull’isola, ma si tratta di quelle cose semplici, una capanna di bambù e assi di legno. Di quei posti che ti basta poco, di quelli in cui ti senti come a casa. E da questo punto di vista posso proprio dire che l’obiettivo di Piero e Chicca, alla loro quarta stagione nella gestione del locale, è stato centrato in pieno. Qui la Romagna la senti davvero.

Ma com’è che si prende su baracca e burattini, si lascia più o meno tutto e si cambia vita?

Piero era titolare di un bar nel riminese e come una sfida decide di seguire la sua ragazza che dal 2001 si trova su quest’isola incantata, per seguire la sua passione: il Diving praticato al Club Forra, club diving storico con sede, appunto accanto al KiosKino.

Quindi, alla fine succede così. Succede per gioco dice Piero, queste cose si fanno in questo modo. Il primo anno è stata una sorta di “vacanza lavoro”, poi le cose sono cambiate e hanno cominciato a diventare serie oltre che, ad ingranare nel modo giusto. ‘Ho preso una stagione di aspettativa e poi ho mollato definitivamente il mio bar per seguire questo progetto in cui crediamo molto’

Chicca, bionda e atletica con occhi vivaci e attenti, si occupa in prima persona della cucina del locale e Piero mi parla di lei con affetto e profonda stima, nonostante spesso lavorare, insieme 24 ore su 24 spesso non sia sempre facile. E credo sia più che normale. Attualmente il gruppo dei soci è formato da 4 persone, appunto Piero e Chicca, Rosario e Antonella, già compagni di lavoro in terra italiana, quindi già in sintonia lavorativa e non solo.

In questi 4 pionieri, si vede che c’è passione, si vede che c’è genuinità, come genuino di terra di Romagna lo è anche il menù. La piadina l’hanno importata per davvero!! E per davvero è pure buona, così come lo è la pasta fatta in casa! La scelta di lavorare la farina e le uova è stata dettata sia, dal fatto che romagnolo si nasce, ma anche e soprattutto, dal fatto che sono due materie prime facilmente rintracciabili e lavorabili a prezzi abbastanza modici. Il menù è davvero goloso e soprattutto lo è, perché tutto è rigorosamente ‘Home Made’ dalle sapienti mani delle due donne di casa e da Piero e Ross curatori della piadina fin dalle 7 della mattina.

 

Si cucina come a casa, dice Piero, si mangia come se veniste a mangiare a casa nostra. Il punto di forza è l’accoglienza, il sorriso e l’entusiasmo anche se si accusa la fatica e il caldo. E questa accoglienza la provo in prima persona. Mi sento accolta quando gli chiedo di parlarmi di loro e della sua esperienza, mi sento a mio agio e lo vedo. Anche i turisti lo percepiscono, perché? Perché c’è semplicità e calore.

Le materie prime vengono direttamente da Krabi e da Satun, ma diciamola tutta, non ci può essere il vero sapore italiano senza alcune materie prime che vengono dall’Italia. E allora sorrido quando mi raccontano che stivano in aereo prelibatezze come Nutella, Pesto, pasta Molisana, etc, e me li immagino quando è ora di fare le valigie, perché io farei esattamente lo stesso!! Il locale è aperto sei mesi l’anno, il periodo di alta affluenza turistica, quindi, non è facile sempre fare una stima perfetta dei consumi, soprattutto alla luce del fatto che l’isola sta crescendo molto, le persone aumentano e così anche la richiesta e allora come si fa? Si coltivano le erbe aromatiche come il basilico e si aspettano amici o parenti con le scorte, durante le visite.

Decidere di aprire un’attività di questo tipo e buttarci anima, cuore e soldi, non è tutto rose e fiori e a volte ci si deve scontrare con la realtà. La realtà dei locali e delle popolazioni native dell’isola, quelli che erano gli zingari di mare. Non è facile acquisire la fiducia di queste persone e Piero mi conferma questo, che è stato uno degli scogli più grossi. La differenza di mentalità è inevitabile, serve pazienza e volontà per rapportarsi con loro. Hanno un modo di lavorare e di scherzare diversi dal nostro, tendono ad essere permalosi e allora devi utilizzare degli accorgimenti per farti accettare, come quello di imparare un po’ della loro lingua, dargli importanza e mantenere una certa sensibilità, cercando di stare attenti al modo con cui interagisci con loro. È stato difficile, ma oggi dice Piero, c’è sintonia, cerchiamo di capirci.

Altro rovescio della medaglia è la nostalgia di casa e Piero me la racconta con occhi che diventano lucidi pensando a suo figlio e mi dice una frase che mi colpisce molto: ‘qui si sta bene, niente da dire, ma la piada e le tagliatelle sono a casa’. Ed è vero, la sua famiglia e’ in Romagna e come mi dice lui anche se i piedi vanno dappertutto, il cuore rimane da una parte, perché casa e casa. Ma finita la stagione a Koh Lipe Piero ci torna in Romagna e riabbraccia figlio, cappelletti e tagliatelle, pronto per una nuova stagione di lavoro estiva in Riviera.

Sono rimasta entusiasta di questo posto, ma soprattutto mi sono sentita a casa e avvolta davvero dalla semplicità genuina. Così come semplici e gustosi sono stati gli spaghetti al pomodoro che ho mangiato, quegli spaghetti che alla prima forchettata davvero mi hanno riportato alla mia cucina quotidiana e alla mia terra.

Quindi va da sé, se passate per di qua, fatevi un regalo, passate per una cena, un pranzo o una colazione in questo delizioso posticino che regala tra le altre cose, una vista incantevole su un mare e un tramonto che difficilmente dimenticherete.

Questa è la storia di chi ha davvero esportato la piadina romagnola e al momento è contento così, ma il futuro? Al momento è qui, le cose sono cambiate in fretta sull’isola e cambieranno ancora, ma per ora va bene così, si va avanti giorno per giorno.

E il caffè? Che domande è quello della nonna…quello della Moka!

Grazie mille della vostra accoglienza e pazienza verso questa curiosona patologica!

A Piero, Chicca, Rosario e Antonella!

 

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