DIARIO DA RIOHACHA

Sto scrivendo da un tavolino della nostra guesthouse di Riohacha, base per partire alla scoperta della desertica penisola della Guajira. Tira un vento caldo tipico del deserto e la sensazione che ne scaturisce è meravigliosa, non solo per la pelle che viene accarezzata da questa leggera brezza, ma anche perché il cielo comincia a puntinarsi di stelle e sono solo le 18,30.

È già notte.

Domani si parte per un tour di tre giorni, ma intanto oggi abbiamo fatto tappa in questa città chiamata RIOHACHA che, di fatto, non ha molto da offrire se non un lungo malecon e una larga e ventosa spiaggia.

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La spiaggia di Riohacha

È domenica e la spiaggia è affollata da colombiani grandi e piccini che sfidano le onde, giocano a palla, sonnecchiano nelle amache e contrattano pesce appena pescato.

Assistere alle trattative è bellissimo.

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Trattative sul pescado

Vivace.

Vitale.

Il sole è alto, è caldo e si suda.

Si stringono gli occhi per la luce accecante del riverbero che il sole trasmette sui colori delle ‘mochillas’:le borse in filato tipiche dell’artigianato di questa zona.

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Bellissime,ma soprattutto allegre.

Riflettono i colori del posto: i colori della terra e i colori dell’allegria sudamericana, il fucsia, il verde, il viola, l’arancione e l’amarillo…quella splendida parola che indica il giallo.

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Bambini a Riohacha

Oggi non contrattiamo, tra tre giorni siamo di nuovo qui.

 

3 pensieri su “DIARIO DA RIOHACHA

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