Irlanda del Nord: BELFAST

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Marmi al City Hall

Grigia, aspra, arrabbiata e fredda non solo di clima. La città è una tipica città anglosassone. Ciò si sente e si vede. E’ a misura d’uomo e orientarsi risulta semplice ed immediato. L’alone che avvolge Belfast si respira: si respira la rigidità e la poca tolleranza sebbene gli scontri e le lotte si siano decisamente allentate e appianate. Ma cosa è successo a Belfast?

La storia non è una di quelle semplici e riporta, secondo il mio umile punto di vista, ad uno scontro stupido di ideologie divise moralmente, ma anche fisicamente da quella che oggi chiamano la “Peace Line”. L’ironica linea della pace altro non è che un muro di lamiera lungo 34 km che divide due interi quartieri che risulta attualmente ancora chiuso in determinati giorni dell’anno. Cattolici da una parte, protestanti dell’altra, scontro che esplose nella sanguinosa Bloody Sunday del 1972, cantata anche dagli U2. Di solito quando pensiamo ad un muro, pensiamo alla vecchia Germania, ma come vedete basta non andare troppo lontano per scoprire che non solo Berlino fu divisa da un muro di incomprensione e orgoglio, con la sola differenza che nel tempo a Berlino il muro crollò. Per vedere questa sconvolgente ed interessante parte della città, fino a poco tempo bellicosa e poco sicura, la soluzione migliore è affidarsi ai “Black taxi”: taxisti che vi porteranno e, soprattutto, vi racconteranno questa triste parte di storia colorata da stupendi murales che identificano e si fanno portavoce dell’urlo della comunità e della pace.

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Peace Line

In generale, la città è divisa in quartieri tutti facilmente raggiungibili anche solo passeggiando: passando dal City Hall centro nevralgico della politica e della gestione della città dove è possibile partecipare alle visite guidate, si può arrivare alla Royal Avenue e a Victoria Square, centro nevralgico dello shopping o al Grand Opera House, l’importante teatro vittoriano cittadino. Il teatro merita di essere visto perché dopo essere stato gravemente danneggiato da due attentati rivendicati dal movimento repubblicano irlandese, è stato sottoposto ad un’attenta opera di ristrutturazione e risulta essere una vera chicca, almeno per chi come me adora i teatri. Non esistono visite guidate, ma basta entrare e chiedere ad uno dei gentili addetti alla biglietteria, saranno orgogliosi di accompagnarvi e mostrarsi la sala principale e il palco.

Attraverso il Titanic Trail si arriva al Titanic Quarter, che ha previsto e prevede in futuro un’importante riqualificazione della zona portuale. Questo perché? Perché Belfast vive nell’orgoglio di essere stata patria del Titanic. Si avete capito bene, proprio lui l’ RSM Titanic: quello grande, la nave, quello di Leonardo e Kate, si ok…quello dell’iceberg.

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Titanic Belfast Museum

Affondato è affondato, ma è stato costruito a Belfast e la città vanta di essere stata madrina, oltre che del “barcone” più famoso del mondo, anche di un fiorente centro e cantiere navale che donò ricchezza alla città in epoche antiche. Centro nevralgico del quartiere è il Titanic Belfast Museum  http://titanicbelfast.com/ e i Titanic Studios (non visitabili) dove vengono girate, niente di meno che, le puntate del “Trono di Spade”, altro vanto per i residenti. Il museo sorge proprio ai piedi del cantiere dove la nave fu costruita ed è stata dichiarata la miglior attrazione europea del 2016. Ora, il museo risulta essere interattivo ed interessante, ma niente di eccelso o trascendentale se non due ore passate in maniera diversa tra curiosità, miti e leggende…Si ok l’ho fatto: ho aperto le braccia e ho gridato “Sono il re del Mondo” cantando “My heart will go on”, non si può resistere, provare per credere!

Il museo è costruito all’interno di un edificio davvero all’avanguardia ed è composto da 6 sale che raccontano la storia del cantiere navale, la costruzione della nave, l’inaugurazione, l’equipaggiamento, il viaggio inaugurale e ovviamente il naufragio. Compreso nel biglietto, che consiglio di fare on line prima della partenza, è compresa la visita appena fuori dal museo, della SS Nomadic ultima imbarcazione rimasta della compagnia White Star.

Fuori dal centro, nella fattispecie nella zona Sud, sono visitabili gli Ulster Museum, Il Belfast Castle e l’Università, purtroppo, per mancanza di tempo, non sono riuscita a visitare questa parte. Ho abbinato Belfast ad un On the Road irlandese e perdere troppi giorni nella città avrebbe portato via tempo alla seconda parte del viaggio https://lavaligiadipimpi77.wordpress.com/2016/11/18/un-viaggio-in-contromano-irlanda/ : quella più consistente e faticosa.

 

Una curiosità vorrei però lasciarvela: Belfast è piena di localini, caffè e pub da assaporare, uno in particolare, il Crown Liquor Saloon, vale la pena di essere visitato. Avete presente quei posti in cui da fuori sembrano essere deserti, poi quando aprite la porta si scatena l’inferno? Ecco il Crown è proprio questo: il bar più famoso e caratteristico di Belfast. Stracolmo di gente, ornato da vetrate, mosaici, marmi, specchi e legno è dotato di graziosi separè con porte  che ricreano delle vere e proprie piccole stanze in cui sorseggiare, lontano dalla folla, una rinfrescante Guinnes.

Belfast è interessante anche per un solo weekend. Piena di storia come di rabbia e di violenza, ma con i presupporti verso l’apertura di un dialogo che davvero potrebbe cambiare l’atmosfera della città. Vale la pena visitarla evale la pena darle una possibilità, Belfast non delude, ma fa pensare. Fa pensare che i conflitti combattuti con il sangue per imporre le proprie idee, portano solo guai, portano a distanze e a paura, portano ad allontanarci da quella che può essere una condivisione pacifica come quella di visitare semplicemente una città, un paese, una nazione senza paura e senza rancore.

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