26 Luglio 2026

Bardi tra misteri e panorami: itinerario un giorno

Itinerario di una giornata nell’Appennino parmense tra il Castello di Bardi, la leggenda di Moroello e Soleste, i crocetti, la Picaja e la torta di verze.

Salendo dalla pianura parmense lasciandosi alle spalle la via Emilia e l’autostrada si imbocca la provinciale che risale la Val Ceno. Tra tornanti, qualche frazione con le persiane verdi e i gerani sul davanzale, improvvisamente, dietro l’ennesima curva, compare in lontananza.

La Fortezza di Bardi, piantata su uno sperone di diaspro rosso è la vedetta dell’intera valle e del borgo di Bardi. In quest’articolo vi racconto un itinerario per una giornata a Bardi, ma in realtà è assolutamente plausibile voler fare un weekend per scoprire i dintorni o semplicemente camminare in alcuni dei percorsi CAI che qui seguono la Via degli Abati o la Via Francigena.

Vi racconterò il mio itinerario proprio come l‘ho impostato sul mio taccuino, prima, e vissuta poi.

Itinerario a Bardi, ore 10:00: dove parcheggiare

Bardi si raggiunge solo in auto. A seconda di dove arrivate, l’uscita autostradale è Fornovo Taro oppure Borgo Val di Taro. Da lì seguirete le indicazioni per Bardi e quelle del navigatore che vi consiglio di impostare su Piazza Martiri d’Ungheria, ovvero al parcheggio. Per comodità e velocità abbandonate mai la strada provinciale fino all’arrivo in paese.

Una volta parcheggiato, arriverete a piedi alla Fortezza in pochi minuti proprio per l’orario di apertura, subito dopo un buon caffe!

Itinerario a Bardi, ore 10:20:  Fortezza di Bardi

Il castello di Bardi è una fortezza a pianta irregolare visto la roccia sulla quale è costruita. Baluardo di difesa militare, venne trasformata in dimora rinascimentale dai Landi, conti piacentini. Principi rinascimentali che intrecciavano alleanze con le grandi casate europee, Grimaldi di Monaco compresi.

Da qui, la fortezza perde un po’ della sua virilità, almeno all’interno, dando spazio ad affreschi, soffitti a cassettoni e tutto ciò che un castello di “nobiltà” poteva e doveva avere.

È possibile visitare 30 punti di interesse:  i camminamenti di ronda con le feritoie affacciate sulla valle, il Bastione d’Artiglieria, la Ghiacciaia, il Corpo di Guardia, con riproduzioni di armature, elmi, armi antiche, le Segrete e la Sala della Tortura il Cortile del Pozzo, la grande dispensa, le Cucine, la Torre dell’Orologio, il Cortile d’Onore, con la scalinata seicentesca a due rampe, la Cappella dei Principi, con le insegne di Federico Landi, due serpenti incrociati, sul pavimento e le Sale dei Principi.

Ciò che affascina di questo castello oltre la sua bellezza è la sua leggenda. Siamo tra il XV e il XVI secolo. Soleste è la figlia del castellano, Moroello, il comandante delle truppe della Fortezza. Un amore impossibile.

La storia più vecchia del mondo fino a che Moroello parte per la guerra. Soleste sale ogni giorno sul mastio, il punto più alto per aspettare il ritorno del suo amato.

Dopo settimane, finalmente, vede uomini a cavallo avvicinarsi e Soleste vede chiaramente le loro vesti: quelli non sono i colori dei Landi. Moroello è stato sconfitto. Moroello è morto, pensa Soleste e per il dolore si getta dal mastio.

Moroello in realtà aveva vinto e proprio per questo indossava le insegne del nemico battuto come trofeo. Varca il ponte levatoio da vincitore e una volta appreso il suicidio di Soleste, Moroello si getta anche lui. Da allora, si racconta, la sua anima non ha mai smesso di cercarla.

Alla fine degli anni 90 una ricerca rileva con la termocamera una sagoma riconducibile al mezzo busto di lato di un cavaliere che, dopo gli studi, risulterebbe coerente con l’epoca della leggenda. La fotografia è posizionata ai piedi della torre da cui si gettò Soleste.

Leggende a parte, all’interno della Fortezza si trova il Museo della Civiltà Valligiana, dedicato all’etnografia della Val Ceno con la ricostruzione dei mestieri, delle case di una volta e il Museo della Fauna e del Bracconaggio

Si organizzano anche visite guidate serali su prenotazione, oltre ad aperitivi, cene con delitto e notti a tema. Super suggestivo!

Info Utili:

  • Il biglietto vale per l’intera giornata: si può uscire e rientrare più volte, nel caso così potete spezzare la visita con il pranzo. Potete farlo direttamente in loco
  • Visitare questo castello con una guida (da prenotare) ha sicuramente un valore aggiunto, perché è grazie al suo racconto che potrete saperne di più sulla sua storia e le sue leggende. Se non scegliete la visita guidata potete visitarla in autonomia grazie al percorso segnalato dai QRCODE con audio-guida (dove c’è connessione). Ti consiglio di scaricare l’app disponibile in offline.
  • la visita dura circa 2 ore (anche in autonomia)

Itinerario a Bardi, ore 12:45: il borgo

Scesi dalla Fortezza, il borgo di Bardi è a portata di piedi.

Nel borgo meritano una sosta l’Oratorio di San Francesco da dove poter vedere un panorama pazzescoe la piccola rete di vicoli che collega la Piazza al Castello: è lì che si trovano le botteghe con le insegne che non nascondono il tempo che passa, bar dove prendere un caffe e che ti raccontano come in agosto la città si trasforma con gli arrivi di tutti quelli che nel tempo hanno lasciato il paese, ma che ne mantengono la casa.

A cinque minuti a piedi da Piazza Castello, c’è la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Addolorata. In fondo a destra del presbiterio, dietro una cancellata in ferro, c’è la Pala di Bardi del Parmigianino: lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, tempera su tavola, databile intorno al 1521.

Attenzione: la Pala viene spesso prestata per mostre temporanee e non è sempre visibile. Se è il motivo principale della vostra visita, accertatevi che sia al suo posto.

Itinerario a Bardi, ore 13:30: a tavola!

Bardi possiede quattro prodotti iscritti al Registro De.Co, ma cosa vuol dire?

Letteralmente Denominazione Comunale d’Origine, ovvero un riconoscimento “local”, che istituisce il singolo Comune, “proprietario” di una specifica ricetta: nato per difendere un patrimonio gastronomico più “piccolo” e meno conosciuto.

È facilissimo provare tutte e 4 le ricette che a Bardi hanno ottenuto questo riconoscimento.

Cominciamo con la pasta fresca chiamata i Crocetti.

Il nome deriva dallo stampo tondo di legno, intagliato da artigiani. Al centro della formella veniva incisa una croce, ma un dettaglio non trascurabile è che si potevano incidere anche le iniziali della persona a cui era destinato lo stampo o quelle dei novelli sposi che la ricevevano in dono.

Si servono conditi con un sugo di stracotto di manzo.

Il secondo piatto è proprio un secondo, chiamato Picaja, da non confondere (nel nome) con la carne brasiliana.

Si tratta di una tasca di vitello ripiena con pangrattato, formaggio, uova e il segreto della cuoca. Questo era un piatto dalla cottura molto lenta destinato alle occasioni importanti, quelle in cui la tavola si allunga per farci stare tutti e tutte.

Non manca il dolce! I panetti della madonna sono biscotti di pasta frolla da abbinare al vino, al caffè o ad un goloso mascarpone.

Itinerario a Bardi, ore 15:00 cosa mi porto a casa?

 La Torta di verze! L’ultimo prodotto De.Co.

Una torta povera perché la sfoglia o “pasta matta” con cui veniva realizzata si faceva solo con quattro ingredienti: farina, acqua, olio d’oliva, sale e un ripieno di verza, olio d’oliva (tanto) e Parmigiano Reggiano in abbondanza, il tutto mescolato a crudo a mani nude.

La sfoglia si tira sottilissima col mattarello, si dispongono nella teglia lasciandole penzolare oltre il bordo. Si mette il ripieno infine le strisce si richiudono sopra. La stagione in cui dà il meglio di sé è l’ autunno-inverno, nella stagione estiva la verza viene sostituita con le erbette

Nei panifici è in vendita ogni giorno, in compagnia della torta di patate e di quella di riso.

Itinerario a Bardi, ore 15:45 piccola deviazione al fiume Ceno

A pochi minuti dal borgo, in località Fornace, c’è un edificio che ha vissuto come fornace per mattoni e mulino da grano.

Nel 2016 è stato riportato in vita e grazie  ad un recupero rispettoso dei materiali e degli spazi originali, oggi è  “Il pozzo e la Macina”: un bed & breakfast di poche camere, un’azienda agricola, un home-restaurant. La sala colazioni e la cantina per le degustazioni occupano l’area degli ex ingranaggi del mulino. Gli antichi rustici sono diventati camere indipendenti.

Intorno c’è il fiume, una serra originale del 1930 e un orto creato con i dettami della permacultura rispettosa della sostenibilità. Qui è possibile partecipare all’auto raccolta degli ortaggi su prenotazione.

Itinerario a Bardi: e poi?

Perché una giornata a Bardi, statene certi, non basterà.

La Fortezza fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli: una rete di oltre trenta tra castelli, rocche, fortezze e residenze storiche che copre un territorio compatto e sorprendentemente denso, tra Emilia e Lunigiana.

Questo significa che potete costruirvi un itinerario collegando maniero a maniero, con la Card dei Castelli del Ducato che vi fa risparmiare sui biglietti.

Se volete restare in zona e proseguire con logica geografica, troverete il Castello di Compiano, a una trentina di chilometri, il Castello di Varano de’ Melegari, comodamente sulla strada del ritorno verso Parma, la Rocca di Roccabianca, il Castello di Torrechiara e la Rocca di Fontanellato scendendo verso la pianura.

Scopri gli altri itinerari dei Castelli del Ducato, li trovi tutti qui!

Articolo scritto in collaborazione con i Castelli del Ducato. “Il Gusto del Tempo” – La Cultura del Gusto | Ptpl 2026 con Castelli del Ducato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *