CUBA

Viaggiare a Cuba: un brainstorming sulla resistenza

Viaggiare a Cuba è come essere catapultati in un mondo parallelo a tratti lontanissimo dal nostro modo di vivere odierno. Ecco, il mio brainstorming su questa terra che non smette di resistere.

Cuba, anno 2019 è come stare in Italia nel 1969. Un paese fermo nel tempo e nello spazio.

Cuba è davvero un altro mondo. Quando la gente te lo dice fai fatica a credergli, ma il bello è che quando ci arrivi ti rendi ben presto conto che hanno ragione.

Viaggiare a Cuba ha regole tutte sue che, spesso, vi metteranno alla prova. E’ un paese che ti fa perdere la pazienza, ma allo stesso tempo non si può far altro che rassegnarsi.  C’è solo una cosa da fare: adattarsi e stare alle regole del gioco. Non ci sono soluzioni alternative e se vorrete salvaguardare i vostri nervi, questo è quanto. Il segreto sta nel non considerare quest’aspetto solo dal lato negativo, ma piuttosto cercare di vederlo come uno dei suoi punti di forza.

A Cuba di fatto, non c’è tantissimo traffico.
Per le strade ci sono macchine, quelle belle, quelle vintage, ma non solo. Ci sono pedoni, cavalli con carretti, venditori ambulanti, motorini, autobus più o meno scassati, bambini, ma nessuna indicazione. Tutti rispettano i limiti e
 andare ai 70 significa andare a tutta birra.

La fretta non è amica dei cubani, in nessun ambito. A Cuba c’è la coda per tutto. Una fila che segue regole precise dove difficilmente vedrete qualcuno che fa il furbo. A volte qualche turista, in quanto tale ci prova, ma senza risultato, anzi, viene subito redarguito e messo elegantemente al suo posto.

Esiste un’etichetta tacita che, se volete sopravvivere nel migliore dei modi dovrete imparare subito. Per esempio: quando ci si mette in fila la prima cosa da fare è chiedere chi è l’ultimo (un po’ come dal dottore) e poi aspettare pazientemente.

Ovunque.

In banca, in posta, negli uffici dei servizi telefonici e anche al supermercato, fuori dal quale devi lasciare la borsa in una guardaroba predisposto.

Credetemi, spesso, mi sono chiesta come fosse possibile creare delle file di così incredibili proporzioni e, per essere sincera, ancora oggi me lo devo spiegare.

A Cuba la quotidianità, oltre ad essere lenta, si vive a tempo di musica: si ascoltano i Buena Vista Social Club, ma anche la Pausini e i Rolling Stones. Troverete   musica in ogni angolo dell’isola: nelle strade, nei locali, fuori dalla case e nelle macchine. Pensate ad un luogo, tranquilli la musica ci sarà anche li!

I Cubani vanno pazzi per i video musicali che si strutturano tutti più o meno nello stesso modo: ragazzi e ragazze bellissime discinte che ballano reggaeton, raccontando storie di amori passionali, impossibili o sfuggenti. I video clip a Cuba sono un po’ come le telenovelas, struggimenti emotivi al sapore di cocco e Daiquiri con una denominazione comune: culo di fuori per un’apice massima del romanticismo.

I cubani li devo ancora capire, sono ospitali, ma a volte schivi. Non sono cattivi, tutt’altro, un po’ pesanti piuttosto.

Anche i jineteros, i furfanti, quelli che vogliono fregarci, non lo fanno con cattiveria, ma piuttosto per sbarcare il lunario. Hanno poco e qualche commissione presa qua e là da locali o negozi dove portano i turisti per loro è ossigeno, per noi è scocciatura.

I sacrifici e la fatica sono all’ordine del giorno, da sempre, ma ballano.

A Cuba le piazze sono piene di gente a qualsiasi ora: bambini, giovani e anziani. E’ solo quando li vedi tutti insieme che ti rendi contro di quanto belli siano.

I cubani sono belli tutti indistintamente, è un popolo geneticamente figo, non so come spiegarmi. Lo sono tutti, dal più giovane al più vecchio.

E sono loro, gli anziani, che con quegli occhi profondi e segnati raccontano anche senza parlare. Stanno tutti insieme, all’ombra degli alberi o di un palazzo che cade a pezzi, un po’ come quando i nostri nonni si riunivano al Bar Roma. Loro, sono la reale testimonianza in carne ed ossa del passato. Hanno un sigaro in mano e un bicchiere di Rum, il Daiquiri e il Mojito è  roba per turisti, non per chi crede nella rivoluzione. 

I cubani si raccontano con orgoglio.

Raccontano la loro storia passata, ma anche quella presente, di una Cuba che sta cambiando, ma che non vuole abbandonare le sue radici. Raccontano i loro eroi, da Josè Martin, fino a Fidel e a Che Guevara. E’ Inutile, sono loro i veri eroi nazionali, chi ha tolto e chi ha dato, sono gli eredi del loro passato, della loro gloria e della loro silenziosa e coraggiosa decadenza.

A Cuba c’è  silenzio perché non esiste la pubblicità.

Non esistono griffe, marche, brand o centri commerciali come noi li concepiamo. Non esistono i fast food, non esistono i negozi fashion per fare shopping, anche i negozi sono vecchi, obsoleti e impolverati. Credo che, nemmeno arriveranno a breve. E’ un paese in cui ti riposi gli occhi e lo spirito, magari la mente no, teniamola attiva se vogliamo esplorare Cuba in fai da te.

A Cuba tutto è vecchio, cade tutto a pezzi, l’ Havana stessa è di una decadenza surreale, ma di una meraviglia disarmante. 

A Cuba le macchine sono un simbolo del benessere americano degli anni’50, bellissime, ma scassate, come le case.

Tranquilli, se avete fretta di vedere Cuba per paura che presto cambierà, vi rassicuro, non succederà certo a breve.  Forse tra una decina di anni o più o, forse, non cambierà mai.

Rivendica il cambiamento a testa alta e in certi frangenti lo pretende pure, ma sapete la verità? Credo che, in fondo in fondo lei si piaccia così.

Le piace essere considerata una Nazione che non smette di resistere.

“Le cause non sono sconfitte quando cadono gli uomini che le rappresentano. Hasta la Victoria Siempre” (Fidel)

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